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quisquilia, home Prova un’intervista (si apre in una nuova scheda)

Le domande che ci fanno prima di partire.

Le risposte vengono dai progetti che abbiamo fatto. Se la tua non c’è, è probabilmente una buona domanda.

Partire6 domande

Quanto tempo richiede un progetto?

Dipende dal caso, ma a chi ci coinvolge chiediamo poco. Il referente interno lavora con noi all’inizio, per definire gli obiettivi e alla fine, per leggere i risultati. Nel mezzo le interviste vanno avanti da sole. Ogni persona riceve un link e partecipa quando preferisce. Non ci sono agende da incastrare né giornate da bloccare.

Serve un framework di competenze già pronto?

No. Possiamo partire da quello che avete, anche se è un file mezzo finito, oppure costruirlo insieme all’inizio del progetto. Il metodo si adatta al punto in cui si trova l’organizzazione, non le impone un modello preconfezionato.

Funziona anche su ruoli tecnici o specialistici?

Sì. All’inizio facciamo un lavoro di allineamento sul vocabolario. Le domande a un tecnico di manutenzione non sono quelle a un capo turno e l’intervistatore deve parlare la lingua del reparto. Il framework lo convalida il responsabile del ruolo prima di partire.

Bisogna intervistare tutti o basta un campione?

Dipende da cosa devi decidere. Spesso un campione scelto bene basta e dà risultati più leggibili. Ti aiutiamo a definire i criteri perché sia rappresentativo. Quando invece serve che ognuno si senta ascoltato, o servono profili individuali, si intervista tutti. Dieci persone o cinquecento, la qualità resta la stessa.

Si possono combinare più tipi di lavoro nello stesso progetto?

Sì. Ogni tipo di intervista funziona da sola, ma nello stesso ciclo si possono unire, per esempio, mappatura delle competenze e raccolta dell’esperienza, oppure indagine di mercato e mappatura interna. Molte delle combinazioni che proponiamo oggi sono nate da richieste dei clienti.

Si possono intervistare anche prospect ed ex clienti?

Sì. Clienti attivi, prospect, ex clienti. La traccia si calibra sul tipo di interlocutore e sull’obiettivo. Chi ha lasciato un fornitore spesso ha la risposta più utile e nessuno gliel’ha mai chiesta.

Persone e dati5 domande

Le persone partecipano davvero?

È la domanda che ci fanno più spesso e la risposta è sì. Non compilano un form e non si danno un voto. Raccontano cosa fanno. Se qualcuno resta sul vago, l’intervistatore torna sul punto con una domanda precisa. C’è chi l’ha fatta in macchina, chi in pausa pranzo, chi tornando a casa.

Gli intervistati sanno di parlare con un’intelligenza artificiale?

Sempre. Prima di iniziare ogni persona vede una schermata che le spiega che parlerà con un intervistatore basato sull’intelligenza artificiale, come verranno usate le sue risposte e quali diritti ha. Nelle interviste a voce la voce è sintetica e dichiarata come tale, come chiede l’AI Act. L’intervista si può interrompere in qualsiasi momento.

Come si convincono le persone a partecipare?

Non si convincono. Si invitano bene. Ti affianchiamo nella comunicazione dell’invito, nel tono, nel momento giusto per mandarlo. Il modo in cui chiedi conta quanto quello che chiedi.

Le interviste di Quisquilia sono conformi al GDPR?

Sì. Prima di partire firmiamo con la tua azienda un accordo sul trattamento dei dati (articolo 28 del GDPR). La tua azienda è titolare, Sharazad è responsabile. Per ogni progetto prepariamo l’informativa per le persone intervistate con testi approvati dal nostro legale e la approvi tu. Ti consegniamo anche le istruzioni d’uso del sistema e il supporto per la valutazione d’impatto (DPIA), quando serve. Quisquilia è progettata anche secondo l’AI Act europeo. Chi parla con l’intervistatore sa sempre che è un’intelligenza artificiale, il sistema non riconosce le emozioni e non prende decisioni automatiche sulle persone. Con i dipendenti la base giuridica è il legittimo interesse della tua azienda. Se l’output individuale arriva all’azienda per valutare le persone, il sistema è ad alto rischio per l’AI Act e te lo diciamo prima di partire.

I dati raccolti sono riservati?

Sì. I dati delle interviste appartengono alla tua azienda. Servono alla finalità del tuo progetto. Sharazad usa i contenuti solo in forma aggregata per migliorare il servizio e a fini statistici, mai per addestrare modelli di AI. I dati sono cifrati durante la trasmissione e l’archiviazione, conservati e trattati su infrastrutture nell’Unione Europea. Fuori dall’UE solo in casi eccezionali di assistenza tecnica, con le garanzie del GDPR. Chi vede cosa e con quale livello di dettaglio si decide prima di partire. I tempi di conservazione hanno uno standard per categoria che puoi cambiare. Alla scadenza i dati si cancellano o si rendono anonimi.

Tutto su dati e compliance

Risultati3 domande

I risultati si adattano al formato della nostra organizzazione?

Sì. All’inizio guardiamo insieme i formati che usate, il livello di dettaglio che vi serve e il vostro vocabolario interno. Se avete template, li rispettiamo. Report e dashboard escono con il tono e l’identità della tua azienda, pronti da usare senza riadattarli.

Il materiale che esce resta generico?

No. Il valore sta negli esempi concreti, nei segnali specifici e nei ragionamenti che appartengono a quella organizzazione. La regolazione che fa solo un tecnico, l’obiezione che torna in tutte le trattative. La traccia si costruisce per quel ruolo in quel contesto, con il vocabolario interno dell’azienda, non con tassonomie da manuale.

Come si misurano i risultati?

Si decide all’inizio, insieme, in base all’obiettivo. Un progetto sulle competenze si misura in modo diverso da un’indagine di mercato. E ogni numero di un report si apre sulle frasi che lo hanno prodotto, così lo si può discutere invece di crederci o non crederci.