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quisquilia, home Prova un’intervista (si apre in una nuova scheda)

Prendi una cosa che sai fare a occhi chiusi. Ora spiegala solo a parole.

Keep in Tacita è il pomeriggio di Sharazad per chi lavora con la conoscenza che non finisce nei documenti. Quella delle mani, delle abitudini, delle regole mai scritte. Non è una demo. Si prova sulla propria pelle quanto è difficile passare un sapere a qualcun altro. Poi se ne parla insieme.

Piega e spiega.

Prima di arrivare ogni partecipante ha parlato con Luca, un intervistatore di Quisquilia. Da quelle conversazioni è nato il profilo d’aula. Un ritratto anonimo del gruppo, mostrato in sala all’inizio del pomeriggio.

Poi la carta. A coppie, chi sapeva piegare un origami lo spiegava e chi ascoltava piegava. Solo parole. Lì si è visto che le parole da sole non bastano. Quello che si perde fra chi spiega e chi piega è lo stesso che si perde in una riunione, in un documento, in una slide.

Due uccellini di carta. Quello piegato da chi spiegava è preciso. Quello piegato da chi ascoltava ha le pieghe storte.
Chi spiega ha in mente l’uccellino a sinistra. Chi ascolta piega quello a destra.

Com’è andato il 14 luglio.

  1. Accoglienza.

    Ognuno ha portato una regola non scritta del proprio posto di lavoro.

  2. Profilo d’aula.

    Il ritratto del gruppo raccolto con le interviste.

  3. Piega e spiega.

    Passare un gesto a qualcun altro solo a parole.

  4. Speed dating.

    Conversazioni brevi a coppie, per trovare più cose in comune possibile.

  5. Tre casi d’uso.

    Dove le interviste sono già al lavoro, raccontati senza nomi.

  6. Lavori di gruppo.

    Quattro domande, tre tavoli, post-it sul cartellone.

  7. Restituzione.

    I temi condivisi, in plenaria.

Le regole che nessuno aveva scritto.

Sono uscite nel giro di apertura. Nessuna sta in un regolamento. Tutte decidono com’è lavorare lì.

  • il senso civico
  • chi porta il cibo
  • l’orario libero
  • la cucina
  • la pausa caffè
  • fare le cose tutti assieme
  • i pacchi di Amazon
  • l’identità dell’azienda
  • gli spazi comuni
  • la spazzatura

Nei lavori di gruppo tre tavoli hanno risposto alle stesse quattro domande. Dove si perde il sapere, come si fa emergere, quando è meglio non insistere, dove può diventare un caso d’uso.

Il sapere nel lavoro di ogni giorno.
Si perde nel lavoro da remoto, nella crescita rapida, dove mancano le procedure e quando si delega la verità all’AI. È l’effetto GPS. Meglio non insistere su intuizione, talento, gusto, brevetti e segreti professionali.
Lo sguardo organizzativo.
Si perde con il turnover, con «abbiamo sempre fatto così», con le gerarchie rigide e il lavoro ibrido. Senza la direzione coinvolta l’iniziativa torna indietro come un boomerang.
Due casi d’uso immaginati.
Una bussola della cultura, che confronta la cultura della direzione con quella del resto dell’azienda. E il sapere tecnico mappato, nel manifatturiero e nella prototipia tessile. Resta una domanda aperta. L’AI deve fare da suggeritore o da libro di istruzioni?

Tre frasi dai tavoli.

«La consapevolezza di quali sono i problemi da risolvere è già una forma di sapere.»
Tavolo 1
«Non scoperchiamo vasi di Pandora.»
Tavolo 2
«Ci siamo domandati come si possa arrivare a mappare anche le cose più creative.»
Tavolo 3

Le interviste servono quando il sapere rischia di restare invisibile. Keep in touch, keep in Tacita.

La seconda edizione è a gennaio 2027.

I posti sono pochi, perché il pomeriggio funziona solo se ci si parla davvero. Chi è in lista riceve per primo giorno e luogo.